[Imc-liguria] su Ganzer

Mother mothersuperior a autistici.org
Mer 12 Dic 2007 00:54:56 CET


Su ganzer, ma anche sul VII nucleo, ccir, magari Truglio (così si torna sul
G8), la questione "urbana" etc. si potrebbe lavorare a dei dossier redatti
da alcuni di noi -o da alcuni di noi- da mettere in pdf nella sezione
documenti con gli offline o nel lato dx. Cominciamo a raccogliere info, a
scrivere idee e poi magari vediamoci pure un po', ok?


On 11-12-2007 21:03, "ckimil a flippati.org" <ckimil a flippati.org> wrote:

> 
> vi invio ciò che mi era arrivato su Ganzer...
> sono articoli e cose apparse su indy sul personaggio...
> 
> Giampaolo Ganzer, le sue credenzialità ed i suoi compari
> category italia | altro | notizie author giovedì 25 ottobre, 2007
> 10:55author by da anarchaos
> 
> 
> Con le operazioni che hanno visto l'arresto di 5 compagni
> anarchici spoletini, a cui esprimo la mia personale solidarietà ,
> abbiamo potuto vedere in televisione Giampaolo Ganzer, capo dei ROS di
> Perugia che hanno condotto l'operazione repressiva, con la sua
> stupenda pelata, intervistato parlare davanti alle telecamere dei
> telegiornali.
> Forse questa immagine aulica avrà fatto venire voglia a molti di
> saperne di più su chi sia il soggetto in questione, e su quali
> credenzialità dispongano lui ed i suoi compari dei ROS di Perugia.
> 
> 
> 
> Da questo documento, emergerebbe che Giampaolo Ganzer sia noto alle
> cronache anche giudiziarie in relazione all'accusa di associazione
> per delinquere e di narcotraffico internazionale.
> 
> I ROS di Perugia, nell'ambito di un'inchiesta anti-sindacale,
> avrebbero disposto il sequestro dei pc ai componenti dell'AVae-m,
> Ad ogni pubblica iniziativa di rilievo dell'AVae-m (Dossier,
> sit-in, libri, Congresso), hanno fatto seguito azioni di intimidazione
> (9), ricoveri coatti (2), incidenti stranissimi (4), perquisizioni con
> motivi di comodo (Michele stesso, Trupiano, e adesso quelle contro
> SLAI Cobas per il sindacato di classe). Le iniziative, a parte
> l'inchiesta anti-sindacale, sono tutte state prese dai carabinieri
> oppure i carabinieri hanno contribuito a che non andassero avanti le
> indagini (es. attentato all'auto dei freni- di Paolo Sacchetto,
> incidente gomme- all'auto di Michele, distruzione dell'auto e
> persona lasciata andare via senza intervenire nè accertare dopo- di
> Paolo Dorigo, che ha poi denunciato penalmente l'atto come
> intenzionale e che ha dovuto fare casua anche all'assicurazione
> che non ha pagato nulla, infine il tentativo di confisca di un furgone
> di Paolo Dorigo, del tutto gratuito ed ingiustificato e nel merito del
> quale si è proceduto, che a livello psicologico rende difficili le
> operazioni di interferenza mentale).
> 
> L'articolo intero di Paolo Dorigo è su:
> http://www.anarchaos.it/Comunicati/o...a_michele.html
> 
> Ecco poi un articolo di Repubblica, del 22 ottobre 2003, che traccia
> una splendita biografia dell'eroe Giampaolo Ganzer:
> 
> La Procura di Milano chiude il fascicolo sulle operazioni antidroga
> Sotto inchiesta il comandante e altri venti ufficiali
> Il magistrati: "Associazione
> criminale nel Ros dei Carabinieri"
> Accuse per associazione per delinquere, abuso e peculato
> di CARLO BONINI
> Il comandante dei Ros
> Giampaolo Ganzer MILANO - Questa è una storia nera di cui la Procura
> della Repubblica di Milano è venuta a capo dopo sette anni di
> indagini cui pochi desideravano mettere mano e che Repubblica è in
> grado di documentare. E' la storia di un'associazione per
> delinquere che ha vestito e veste la divisa del Raggruppamento
> operativo speciale dell'Arma dei carabinieri. Di venti manovali in
> divisa, agli ordini di un ufficiale che, oggi, del Ros è il
> comandante. Il generale Giampaolo Ganzer. Dal 1991 al 1997, le routine
> operative della sezione antidroga del reparto investigativo di
> eccellenza dei carabinieri sono state declinate in un grumo di abusi,
> malaffare, illecito arricchimento personale, peculati, provocazioni,
> istigazioni, ricatti.
> 
> Almeno venti militari, tra ufficiali e sottufficiali, hanno
> sistematicamente violato le norme e le prassi che disciplinano le
> operazioni antidroga sotto copertura, trasformandosi in trafficanti e
> raffinatori di stupefacenti in proprio. Arresti obbligatori di
> latitanti sono stati omessi, falsificando regolarmente i rapporti
> all'autorità giudiziaria che talvolta non ha visto e, spesso,
> quando ha visto ha preferito girarsi dall'altra parte. Centinaia
> di milioni di lire di denaro contante frutto di sequestri durante le
> operazioni sono stati sottratti alle regole della confisca per essere
> riciclati.
> 
> La pubblica e consapevole menzogna è stata moneta corrente per
> confondere e deviare l'opinione pubblica, per svuotare il diritto
> di difesa degli imputati. Il ricorso alle intercettazioni telefoniche
> spesso non ha trovato giustificazione nè formale nè sostanziale
> nelle indagini. E tutto questo, con un'aggravante, annota la
> Procura di Milano: "Essere l'associazione per delinquere
> armata".
> 
> A sollecitarne le mosse, ora il tornaconto personale, ora il lustro di
> rapide progressioni in carriera. A plasmarne prassi e metodo,
> dissimulandone la natura, la pianificazione attenta e personale del
> suo architetto, il generale Giampaolo Ganzer, oggi comandante del Ros,
> e di due consapevoli complici: l'ufficiale dell'Arma Mauro
> Obinu, già comandante della sezione antidroga del Ros e oggi nella
> divisione criminalit� organizzata del Sisde, il servizio segreto
> civile, nonchè il sostituto procuratore della Repubblica, Mario
> Conte, già pubblico ministero a Bergamo, oggi magistrato della
> Direzione distrettuale antimafia di Brescia.
> 
> Ventisette informazioni di garanzia hanno già raggiunto gli indagati
> in questo affare. E con un atto istruttorio di 40 pagine che precede
> le richieste di rinvio a giudizio, a loro è stata comunicata la
> "chiusura delle indagini preliminari" e la contestuale
> "discovery" di una cinquantina di faldoni istruttori su cui
> la pubblica accusa si prepara a celebrare il processo.
> 
> Processo che sembrava non dovesse riuscire ad approdare ad un esito,
> quale che fosse. Istruito dal pm di Brescia Fabio Salamone,
> l'intero, monumentale incarto aveva infatti conosciuto
> un'avvilente navetta tra procure della repubblica, prima di
> approdare in Cassazione ed essere quindi assegnato, due anni or sono,
> a Milano. Dove ora a firmare i provvedimenti non sono solo i due
> sostituti titolari dell'inchiesta, i pubblici ministeri della
> Direzione distrettuale antimafia Daniela Borgonovo e Luisa Zanetti, ma
> anche - a sottolinearne il peso - il procuratore aggiunto Ferdinando
> Pomarici. Un magistrato di robusta esperienza, dai modi equilibrati e
> certo libero, come racconta la sua storia professionale, da ogni
> possibile sospetto di inimicizia per l'Arma dei carabinieri.
> Vediamo, dunque.
> 
> *
> 
> All'inizio degli Anni 90, l'Arma intravede nelle grandi
> indagini antidroga una frontiera professionale su cui misurare
> duttilità e intelligenza dei propri ufficiali e sottufficiali, ma
> anche un laboratorio in cui sperimentare routine eccentriche rispetto
> ad antiche e ossificate pratiche da caserma. Esportabili - se testate
> positivamente - anche nella lotta all'eversione o alla
> criminalità organizzata. La legislazione adegua le proprie norme,
> disegnando per i cosiddetti "agenti sotto copertura" una
> rete di norme "scriminanti" che li sottrae ad alcuni
> obblighi di legge, tutelandone l'incolumità e l'anonimato.
> Gli agenti possono infiltrare le organizzazioni nazionali e
> internazionali del narcotraffico. Chiedere e ottenere dalla
> magistratura di ritardare il sequestro di carichi di stupefacenti.
> Evitare l'arresto di pesci piccoli, se questo serve a individuare
> e catturarne di grossi. Sono norme che, se soltanto maneggiate con
> scrupolo, hanno alta incidenza operativa e non deragliano da un
> sistema equilibrato di garanzie.
> 
> Nel Ros, evidentemente, qualcuno fa altri pensieri. Quella improvvisa
> libertà operativa viene declinata, nella peggiore delle ipotesi, come
> nulla-osta all'abuso, a costituirsi come corpo separato. Nella
> migliore, come efficace strumento per liberarsi dei fastidiosi lacci e
> lacciuoli con cui le procure della Repubblica imbrigliano la
> "fantasia" del Reparto. A Roma - siamo nel 1993 - al comando
> di via Ponte Salario è arrivato un giovane ufficiale, Giampaolo
> Ganzer. Ha fretta di crescere e non ne fa mistero. Nel '94, dirige
> il II reparto investigativo, competente per le operazioni antidroga e,
> in meno di quattro anni, percorre l'intera catena gerarchica.
> Prima come comandante del Reparto analisi, coordinamento e osmosi
> operativa ('95-'97), quindi come vicecomandante del generale
> Mario Mori (oggi direttore del Sisde). Diventerà comandante del Ros
> nel 2001.
> 
> Ganzer ha un metodo. E il metodo - ricostruisce l'inchiesta della
> Procura di Milano - si fa "sistema". Il Ros istruisce le sue
> operazioni ottenendo una delega in bianco dall'autoritÃ
> giudiziaria. Che serve a legittimare iniziative che di legittimo non
> hanno nè la premessa nè l'esito. Ma che rispondono a una routine.
> Leggiamo dagli atti: "Il Ros instaura contatti diretti e indiretti
> con rappresentanti di organizzazioni sudamericane e mediorientali
> dedite al traffico di stupefacenti senza procedere nè alla loro
> identificazione nè alla loro denuncia". Ordina quindi
> "quantitativi di stupefacente da inviare in Italia con mercantili
> o per via aerea, versando il corrispettivo con modalità non
> documentate e utilizzando anche denaro ricavato dalla vendita in
> Italia dello stupefacente importato. Denaro di cui viene omesso il
> sequestro". Che non si tratti di "operazioni di
> infiltrazione" lo capisce anche un bambino. "Si tratta -
> annota la Procura di Milano - di istigazione ad importare in Italia
> sostanze stupefacenti".
> 
> Fabbricato artificiosamente il reato attraverso l'istigazione, è
> ora necessario che su qualcuno ne venga schiacciata la responsabilitÃ
> attraverso il falso, la menzogna, l'abuso. Scrivono i magistrati:
> "Il Ros rappresenta falsamente all'autorità giudiziaria e
> alla Direzione Centrale dei servizi antidroga inesistenti accordi tra
> le organizzazioni italiane acquirenti e i fornitori. Accordi
> asseritamente appresi grazie ad agenti infiltrati". E' una
> storiella buona per chi vuole o ha interesse a berla, ma necessaria a
> liberare la mossa successiva. "Il Ros prende in carico lo
> stupefacente al suo arrivo in Italia, omettendo ogni doverosa
> attività di controllo su quantità e qualità . Lo trasporta e lo
> detiene, anche per lunghi periodi di tempo, talvolta lasciandolo nella
> disponibilità incontrollata di trafficanti". Provvede dunque
> alla "installazione di laboratori per la affinazione", alla
> "ricerca degli acquirenti, attraverso la mediazione di mediatori
> pagati". "Istiga all'acquisto, diffondendo sul mercato
> la notizia della possibilità di acquisire stupefacente".
> 
> Il gioco è fatto. Il resto è banale dettaglio. Sul terreno, le
> operazioni vengono condotte a mano libera, forzando, aggirando ogni
> tipo di norma, falsificando verbali di sequestro e arresto, barattando
> il prezzo della libertà con i latitanti. Quel che conta è ostentare
> "la positiva conclusione di eclatanti operazioni".
> L'importante è mettere le manette a qualcuno per poi agitare un
> pugno di arrestati - quale che ne sia lo spessore - da consegnare al
> pubblico ministero e ad un verdetto di certa colpevolezza.
> 
> E' una giostra ad alta redditività penale (e per alcuni anche
> economica) in cui tutti guadagnano. Investigatore e pubblico
> ministero. Bisogna soltanto decidere se salirci o meno. Bisogna,
> soprattutto, che un magistrato presti la propria faccia e la propria
> firma, autorizzando il Ros a operare dalle Alpi alla Sicilia,
> aggirando le norme sulla competenza territoriale delle singole Procure
> e tenendo cos� lontani i ficcanaso.
> 
> *
> 
> Il sostituto procuratore Mario Conte, in quegli anni sconosciuto
> magistrato di provincia, sulla giostra decide di salire. A Bergamo,
> che non è neppure sede di una Direzione distrettuale antimafia, è
> lui l'interfaccia di Ganzer. Su sua indicazione, fa da ombrello,
> firmando quel che c'è da firmare, alle deleghe che gli presentano
> i sottufficiali del Ros in forza al nucleo di Brescia, Gilberto
> Lovato, Rodolfo Arpa, Gianfranco Benigni, Michele Scalisi, Alberto
> Zanoni Lazzeri, autorizzandoli a operare sull'intero territorio
> nazionale, di concerto con il comando Ros di Roma, e con gli ufficiali
> e sottufficiali delle sezioni antidroga che nel tempo vi si succedono
> (Mauro Obinu, Carlo Fischione, Costanzo Leone, Laureano Palmisano,
> Vincenzo Rinaldi).
> 
> Scrivono i magistrati di Milano: "Con Obinu e Ganzer, il sostituto
> procuratore della Repubblica Conte promuove, costituisce, dirige,
> organizza l'associazione a delinquere. Ne delinea il modus
> operandi. Gestisce la collaborazione dei trafficanti Enrique Luis
> Tobon Otoya (colombiano ndr.), Ajaj Jean Chaaya Bou (libanese ndr.) e
> Biagio Rotondo, agevolandone l'attività anche durante i periodi
> di detenzione. Fornisce un contributo rilevante con direttive e
> provvedimenti, emessi anche al di fuori della competenza territoriale.
> Partecipando personalmente, in più occasioni, ad interventi
> operativi".
> 
> Conte sembra dunque godere di assoluta extraterritorialità . E di una
> qualche sicumera. Quando infatti l'inchiesta lo investe, chiede e
> ottiene di essere trasferito a Brescia, nell'ufficio accanto a
> quello del pubblico ministero che su di lui ha avviato l'indagine,
> Fabio Salamone.
> 
> Il metodo Ros battezza almeno sei operazioni antidroga documentalmente
> minate da "falsi materiali e ideologici". Che la Procura di
> Milano individua e illumina come fonte di prova d'accusa:
> "Operazione Cedro" (1991); "Operazione Lido"
> (1994); "Operazione Shipping" (1994); "Operazione
> Hope" (1993); "Operazione Cobra" (1994);
> "Operazione Cedro Uno" (1997) (per il dettaglio, vedi le
> schede in queste pagine). Il Ros - annota in un suo bilancio la
> Procura - "si appropria di almeno 502 milioni di lire",
> "senza precisarne o documentarne la destinazione". E lo
> stesso accade per "65 chilogrammi di stupefacente" che, non
> solo non viene sequestrato, ma viene spacciato e dunque reintrodotto
> nel mercato per mano di uomini dell'Arma.
> 
> La giostra gira e molti - troppi - fingono di non vedere. Perchè? E
> come è stato possibile? Sono domande - lo vedremo - che meritano di
> non esser lasciate cadere e che offrono qualche sorprendente risposta.
> 
> (22 ottobre 2003) http://www.repubblica.it/2003/j/sezi.../crimiros.html
> 
> Stupenda biografia riportata anche da Indymedia:
> 
> Alla sbarra anche un colonnello dei carabinieri ufficiale dei servizi
> segreti L'accusa è associazione a delinquere, traffico di
> stupefacenti e peculato Droga, generale dei Ros a giudizio "Sono
> tranquillo, non mi dimetto" Imputato insieme a 25 militari, il pm
> di Brescia Mario Conte
> 
> MILANO - Rinviato a giudizio il comandante del Raggruppamento operativo
> speciale dei Carabinieri, generale Giampaolo Ganzer. Stessa sorte è
> stata riservata dal giudice di Milano al colonnello Mauro Obinu, ex
> Ros oggi ufficiale presso i servizi segreti Sisde, e al pubblico
> ministero bresciano Mario Conte. Insieme ad altri 26 ufficiali e
> sottufficiali dei carabinieri, sono accusati di associazione a
> delinquere, traffico di stupefacenti e peculato per presunte
> irregolarità nell'ambito di alcune operazioni antidroga compiute
> nei primi anni '90. Il processo si terrà il prossimo 18 ottobre.
> Per due imputati minori, il giudice ha già emesso sentenza con rito
> abbreviato. Fiorenzo Vismara è stato condannato a sei anni e otto
> mesi; Gabriella Casavola sconterà quattro anni di reclusione.
> 
> Il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer, ha detto di avere "la
> coscienza a posto". "Affronterà serenamente il giudizio.
> Non ho intenzione di dimettermi. Se non avessi la coscienza a posto,
> l'avrei fatto anche prima. Ci penseranno i miei superiori".
> 
> I giudici dell'accusa sono convinti di aver messo le mani su una
> struttura deviata dei carabinieri che ha lavorato indisturbata per
> quasi sei anni. La conclusione raggiunta dagli inquirenti è che una
> parte consistente dei fondi a disposizione dell'Arma per
> l'acquisto di stupefacenti al fine di scoprire bande di
> trafficanti (e si parla di molti miliardi di vecchie lire) sia stata
> versata direttamente dai Ros nelle casse dei "cartelli" di
> narcotrafficanti colombiani e libanesi. La droga veniva poi fatta
> sbarcare in Italia e consegnata - senza nessun controllo - a
> trafficanti di fiducia in vista dei "blitz" presentati come
> brillanti operazioni di servizio. Che spesso, si legge nella richiesta
> di rinvio a giudizio, si concludevano con l'arresto solo dei pesci
> piccoli e il recupero solo di parte della droga.
> 
> Mario Conte, il giudice rinviato a giudizio insieme all'alto
> ufficiale dei Carabinieri, è sospettato dai colleghi di Milano di
> aver fornito copertura agli affari illeciti dei Ros quando svolgeva il
> ruolo di pm a Bergamo (oggi è magistrato alla Direzione distrettuale
> antimafia di Brescia).
> 
> Sotto inchiesta anche la gestione economica dei fondi a disposizione
> dell'Arma. Il Ros - annota in un suo bilancio la Procura -
> "si appropria di almeno 502 milioni di lire, senza precisarne o
> documentarne la destinazione".
> 
> http://italy.indymedia.org/news/2005/06/811136.php
> 
> Qui, durante i fatti della Diaz, lo vediamo coinvolto nel formulare
> accuse di cospirazione per le quali non si trovarono neanche le prove:
> But in two years it has not been found a video, a photography, a
> witness that prosecute some of them to take part to the riots and
> damaging although big efforts by the commission G8 of the Genoa
> police-headquarters, of Digos from other areas of Italy and from the
> Carabinieri from the Ros (and perhaps of some foreign police forces).
> This is the enquiry that on 4th December, excluding the conspiracy
> suggested
> by Ros of General Giampaolo Ganzer
> http://italy.indymedia.org/news/2003.7_comment.php
> 
> Qui lo vediamo più o meno in collegamento con il bos Felice Maniero:
> Ganzer fu grande manovratore di documenti e pentiti (e relativi
> sostegni finanziari) anche in seno alle inchieste sulla colonna veneta
> delle Brigate Rosse prima di occuparsi della malavita organizzata del
> nord est. La sua spregiudicatezza lo portò a trovarsi spesso in
> posizioni scabrose, come quando risultò che il suo uomo più
> affidabile era in busta paga del bandito Felice Maniero. Si trovò a
> essere indagato per false dichiarazioni rese al pm di Verona o a
> rispondere di ingenti quantità di cocaina utilizzata per
> infiltrazioni o provocazioni senza consenso della magistratura. Al
> punto che la procura di Brescia, dopo la scoperta di una raffineria di
> cocaina gestita dal Ros, ipotizzò alla fine degli anni 90 una sorta
> di associazione a delinquere all'interno della sezione antidroga
> del Ros, finalizzata a fare del traffico di stupefacenti non il mezzo
> di indagine, ma il fine della propria attività .
> All'interrogatorio il colonnello Ganzer si presenta con un
> microfono sotto il bavero della giacca, registrò le invettive fuori
> verbale del magistrato contro di lui, chiese ed ottenne il
> trasferimento di un'inchiesta ormai destinata a morire.
> http://www.globalproject.info/art-2861.html
> 
> _______________________________________________
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> http://lists.teknusi.org/cgi-bin/mailman/listinfo/imc-liguria




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